DIPINTI CHIESA PARROCCHIALE - UN ARTISTA POCO NOTO

sabato 21 novembre 2020 12:15

Nel presbiterio della nostra parrocchiale sono appesi quattro grandi quadri che raffigurano episodi della vita di s. Giuseppe: Sposalizio della Vergine; Il sogno di s. Giuseppe; La fuga in Egitto; La disputa di Gesù coi dottori. C’è l’autografo: “Jo. Ba. Caltia pinxit 1753”.

Di questo pittore, Giovanni Battista Calcia (o Calzia), attivo nella prima metà del Settecento, poco si conosce: ligure di nascita, si trasferì poi a Milano, dove morì verso il 1760.

Se ne è occupato Fiorenzo Baini nel suo studio del 2012: “Un pittore minore tra la Liguria, Milano e il Verbano: Giovanni Battista Calcia”. Nato verso il 1686 nella provincia di Imperia, lo troviamo a Milano nel 1738, con moglie e prole; ed è quello di Belgirate a costituire «il lavoro di più grande impegno finora scoperto, ovvero le quattro grandi tele raffiguranti Storie di s. Giuseppe».

Scrive il Baini: «La loro collocazione originaria non era quella attuale, perché da un Inventario dell’oratorio di S. Carlo ritroviamo sicuramente tre di questi dipinti ma in collocazioni differenti. Stando infatti alla Visita pastorale del vescovo Balbis Bertone del 1761, nella cappella di S. Giuseppe vi sono due grandi quadri laterali, uno raffigurante l’Annunciazione, non identificato, e l’altro lo Sposalizio della Vergine, che è da identificare con quello appeso alle pareti del presbiterio, mentre «Dirimpetto a detti quadri ve ne sono due altri, laterali alla cappella dell’Immacolata Vergine, che rappresentano la Fuga di s. Giuseppe e M.V. in Egitto e l’altro la Disputa del fanciullo Gesù coi dottori». Presenti anch’essi nel presbiterio, è da domandarsi come mai non venga menzionato il quarto [quadro], ovvero Il sogno di s. Giuseppe. In effetti, una descrizione che si avvicini a tale dipinto non c’è, a meno che non venga identificato nel S. Giuseppe dell’altare eponimo, citato nella stessa visita; ma, a leggere i documenti, viene il sospetto che la serie attuale non sia completa, perché mancherebbero all’appello una Sacra Famiglia e un S. Giuseppe e S. Anna, oltre la sopra citata Annunciazione.

Allo stato attuale non sappiamo chi sia stato il committente, ma è facile arguire che, dati i soggetti, sia stata la confraternita della Buona Morte, presente nella cappella di S. Giuseppe e S. Anna. La più che probabile committenza confraternale mi fa addirittura sospettare che l’insieme delle tele abbia costituito un ciclo in onore di s. Giuseppe».

La tesi è plausibile ma richiederebbe ulteriori verifiche.

Vittorio Grassi